Nel nome del padre

Nel nome del padre

1993 ‧ Thriller/Drammatico ‧ 2h 13m

L’eco delle sbarre che si chiudono risuona nella penombra della cella. La macchina da presa indugia sul volto di Gerry Conlon, interpretato magistralmente da Daniel Day-Lewis, catturando ogni sfumatura di disperazione, ribellione e, infine, redenzione. Jim Sheridan, con la sua regia incisiva e senza fronzoli, ci trascina nel cuore pulsante dell’ingiustizia. La cinepresa si muove con nervosismo, come ad imitare il battito accelerato di un uomo braccato. Le inquadrature strette, soffocanti, trasmettono il senso di oppressione che pervade l’intero film. La sceneggiatura, scritta dallo stesso Sheridan assieme a Terry George, segue un ritmo serrato, mescolando il racconto giudiziario alla tragedia umana. Il dialogo è asciutto, diretto, senza mai cadere nel melodrammatico. Ogni parola pronunciata sembra pesare quanto un macigno, specie nei confronti tra Gerry e suo padre Giuseppe, interpretato con struggente intensità da Pete Postlethwaite. La fotografia di Peter Biziou predilige i toni spenti, quasi monocromatici, sottolineando il grigiore di un sistema carcerario che divora anime più che corpi. Il contrasto tra i flashback vivaci della giovinezza di Gerry ed il cupo presente della prigione amplifica il senso di perdita. La colonna sonora è un altro pilastro della narrazione. I brani di Bono e Sinéad O’Connor si intrecciano con la partitura originale, amplificando la tensione emotiva. La musica non è mai invasiva, ma accompagna le scene con una discrezione che ne aumenta la potenza espressiva. Sheridan costruisce il film come una lenta ascesa verso la catarsi finale. Ogni scena è un tassello che si incastra in un mosaico di ingiustizia, coraggio e riscatto. L’epilogo, un crescendo di emozioni trattenute, porta lo spettatore a condividere l’urlo di libertà di Gerry, un grido che risuona ben oltre la sala cinematografica. Nel nome del padre non è solo un film, ma un’accusa feroce, una testimonianza vibrante della fallibilità del sistema giudiziario. Con una regia potente, interpretazioni magistrali ed una narrazione avvincente, resta una pietra miliare del cinema impegnato. Sheridan non racconta solo una storia, la fa vivere, la incide nell’anima di chi guarda.

 


Trama – fonte: www.comingsoon.it

Nel Nome del Padre, il film diretto da Jim Sheridan e basato sul racconto autobiografico di Gerry Conlon, vede Daniel Day-Lewis nei panni del protagonista, un adolescente ribelle nella Belfast degli anni 70, nel pieno della guerra civile e degli scontri tra l’IRA, l’esercito repubblicano irlandese, e l’esercito inglese. Il padre di Gerry, Giuseppe Conlon (Pete Postlewaite), per aiutarlo a cambiare vita, decide di spedirlo a Londra dalla zia Annie. Gerry in viaggio incontra un suo vecchio compagno di scuola, Paul Hill (John Lynch). Insieme, invitati da un amico, Paddy Armstrong, si sistemano in una comune di hippy della metropoli inglese. Poco dopo il loro arrivo, un attacco terroristico attribuito all’IRA, fa saltare in aria un pub di Guildford, nella periferia di Londra, causando cinque morti e diversi feriti. Tra i primi sospettati fermati dalla polizia c’è Paul Hill, che sottoposto ad un interrogatorio serratissimo, coinvolge l’amico Gerry, Paddy e Carole Richardson, una delle loro compagne della comune. Non potendo resistere alle pressioni psicologiche e fisiche della polizia, che arriva a minacciare Gerry di uccidergli il padre se non avesse confessato, dopo sette giorni di maltrattamenti firmano una dichiarazione di colpevolezza. Vengono così arrestati anche Giuseppe, la zia Annie, e la sua famiglia, per favoreggiamento, accusati di far parte di una rete di supporto ai terroristi. Nonostante le prove improbabili a tratti inesistenti “I quattro di Guildford” sono condannati all’ ergastolo, il resto della famiglia a pesantissime pene. Una combattiva avvocatessa, Gareth Peirce (Emma Thompson), assume la lora difesa. Ostacolata dall’ispettore Dixon, sostenuta dall’opinione pubblica, aiutata da Gerry e Giuseppe, trova l’occasione per far riaprire il caso alla ricerca della verità.


Cast – fonte: www.comingsoon.it


Trailer


Riconoscimenti – fonte: www.mymovies.it

Il film ottenne ben sette nomination ai Premi Oscar del 1994:

  • Nomination Miglior film
  • Nomination Miglior regia a Jim Sheridan
  • Nomination Miglior attore a Daniel Day-Lewis
  • Nomination Miglior attore non protagonista a Pete Postlethwaite
  • Nomination Miglior attrice non protagonista a Emma Thompson
  • Nomination Miglior sceneggiatura non originale a Jim Sheridan, Terry George
  • Nomination Miglior montaggio a Gerry Hambling

Curiosità – fonte: “Prove di innocenza, autobiografia di Gerry Conlon” (titolo originale: Proved Innocent) – Interviste a Jim Sheridan e Daniel Day-Lewis su Empire e The Guardian – Articoli di approfondimento su IMDb e Rotten Tomatoes

1. Daniel Day-Lewis e il metodo Stanislavskij.
Per interpretare al meglio Gerry Conlon, Daniel Day-Lewis ha adottato il metodo Stanislavskij, sottoponendosi a condizioni simili a quelle del suo personaggio. Ha trascorso del tempo in una cella di prigione, è stato privato del sonno e ha chiesto agli addetti ai lavori di insultarlo e lanciargli secchi d’acqua gelata per immedesimarsi nelle torture subite da Conlon.

2. Scene di interrogatorio ispirate a eventi reali.
La brutalità delle scene di interrogatorio nel film è basata su testimonianze reali di Gerry Conlon, che raccontò di essere stato picchiato e minacciato di morte dagli investigatori.

3. Differenze con la realtà storica.
Il film prende alcune libertà narrative: ad esempio, Giuseppe Conlon e Gerry non furono effettivamente rinchiusi nella stessa cella. Tuttavia, la loro relazione nel film è stata enfatizzata per esaltare il dramma umano.

4. La colonna sonora con Bono.
La canzone In the Name of the Father, presente nella colonna sonora, è stata scritta e interpretata da Bono degli U2 in collaborazione con Gavin Friday.

5. Premi e riconoscimenti.
Il film è stato candidato a sette premi Oscar, tra cui Miglior Film, Miglior Regia e Miglior Attore Protagonista per Daniel Day-Lewis, ma non ha vinto in nessuna categoria.


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